LEGGENDE
E STORIE VERE DELLO ZAFFERANO

Partiamo dall’inizio. E cioè da molto lontano, risalendo al 1600 a.C. Nel palazzo di Knosso a Creta troviamo ragazze che raccolgono fiori di Zafferano. Più o meno nello stesso periodo sono stati rinvenuti documenti in cui se ne documenta l’utlizzo a scopo medico. Lo troviamo nelle Metamorfosi di Ovidio dove si narra dell’amore straziante di Croco per la ninfa Smilace. Ahimè, tanto amore fu invidiato dagli dei che trasformarono Croco in un fiore dal cuore rosso. Ai Greci subentrarono i Romani che narrano del dio Mercurio che, senza volerlo, colpisce a morte il suo amico Croco e per renderne immortale il ricordo colora con il sangue di questi una pianta, il Crocus. Sarà quindi la volta di Virginio che nelle sue Georgiche racconta del lavoro di giovani api che succhiano il nettare dei crochi rossastri.  Ultima, ma non certo per importanza, la menzione nel Vecchio Testamento dove nel Cantico dei Cantici lo sposo loda la sua amata paragonandone i germogli ai frutti più squisiti dello zafferano. 

Dalla leggenda alla storia vera. La storiografia è vaga sull’origine del bulbo. Si parla di Anatolia e di Asia Minore, probabilmente la zona dell’attuale Khorasan, in Iran Nord Occidentale. È da qui, del resto, che proviene il 90% della produzione consumata nel mondo di zafferano.

Gli antichi Egizi attribuivano allo zafferano una grande importanza e lo usavano nei rituali religiosi e per l’imbalsamazione del Faraone. Veniva utilizzato anche nella cosmesi e in medicina come analgesico. Si ipotizza che i primi a utilizzare lo zafferano come spezia furono i Persiani. In un secondo tempo gli Arabi e i Romani lo diffusero nel resto del mondo attraverso le rotte carovaniere della “Via della Seta” verso oriente e le rotte commerciali del “Mare Nostrum” verso Occidente.

I Romani ne Facevano abbondante uso durante le cerimonie religiose e lo aggiungevano pietanze nei loro famosi banchetti. Le matrone di Roma invece se ne servivano come potente afrodisiaco trasformandolo in profumo. Negli anni lo zafferano acquisì sempre di più nell’impero Romano un posto di prim’ordine. 

In Cina si faceva risalire le proprietà mistiche della spezia partendo dal colore arancione della tunica del Buddha. Ancora oggi i monaci perpetuano questa simbologia continuando a indossare la tradizionale veste dalla tinta giallo-arancio.

Importanti erano anche le proprietà farmaceutiche che si attribuivano in Oriente alla spezia. In Spagna lo zafferano entrò con l’arrivo dei Mori in Andalusia durante il Califfato di Cordoba. Il termine zafferano deriva dalla parola persiana Zarparan (zar=oro, paran=petali). Gli arabi hanno trasformato la P in una F regalando al mondo la parola Zafaran.  Da sempre simbolo di regalità, misticismo e prosperità, allo zafferano viene oggi riconosciuto il titolo di “Oro Rosso”.